La musica come arte, attitudine e passione: intervista a Carmine Santaniello.

Come scritto di recente in un’intervista di Barbara Ciarcia è “nato per dirigere. Dalle bande di paese alle orchestre blasonate, e adesso il Conservatorio“. Prima quello prestigioso di Avellino adesso quello storico di Napoli. Siamo oggi con Carmine Santaniello, Direttore del celebre Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.

Partiamo da Carmine Santaniello, un musicista prima di tutto. Come è nata la sua passione per la musica e quali sono state le leve motivazionali nel proseguire nel suo percorso?

Non esiste un momento in cui nasce una passione per la musica. Chi fa il musicista sa fin da bambino che dentro di lui è arrivato un dono. Poi si può scegliere di coltivare questo dono o di abbandonarlo. Io come tanti musicisti ho coltivato quanto mi è stato dato, facendo tanti sacrifici con molte ore passate insieme al mio strumento. Tuttavia questi sacrifici sono poi ripagati dai successi che si conseguono negli studi prima e nella professione poi.

Lei è stato Direttore del Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino e membro del CDA del Teatro Carlo Gesualdo. Cosa le hanno lasciato queste esperienze e come giudica le stesse?

La direzione del Conservatorio Cimarosa è stata un’esperienza professionale importante, perchè fatta in un’istituzione della mia città. I risultati raggiunti non li misuro nei tanti provvedimenti amministrativi presi, come ad esempio l’impianto fotovoltaico, dotazioni di strumenti e strumentazioni tecnologiche, ma nel fruttuoso percorso professionale che molti studenti hanno intrapreso dopo il conseguimento del titolo accademico preso al Cimarosa. Per quanto riguarda il Teatro Carlo Gesualdo poteva essere un’esperienza positiva se solo non avesse preso i risvolti che immotivatamente ha preso e che, ben presto, saranno chiariti in sede giudiziaria senza ombra di dubbio.

Veniamo ad oggi; dirigere il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli vuol dire prestigio ma richiede anche una certa responsabilità. Ci dica di più di questo Conservatorio e degli obiettivi che sta perseguendo.

Il Conservatorio di Napoli è la storia, non solo della città partenopea, ma del mondo. Il patrimonio inestimabile collocato nel S. Pietro a Majella rende questa struttura unica. Quando ho cominciato la mia esperienza direttoriale ho trovato la struttura in condizioni non ottimali. Mi sono dato da fare, ho attivato varie sinergie per sensibilizzare le istituzioni pubbliche ed, infine, ho trovato la disponibilità del Governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca a sostenere un progetto di restauro del S. Pietro a Majella. Nei prossimi anni la meravigliosa struttura architettonica del Conservatorio di Napoli tornerà a splendere e questo sarà molto importante perchè nel 2026 gli occhi del mondo saranno puntati sul S. Pietro a Majella per il festeggiamento del bicentenario della struttura. Lo sforzo del restauro dovrà procedere di pari passo con un incremento dell’offerta formativa e con un aumento della popolazione scolastica.

Come giudica le modalità di insegnamento della musica nelle scuole?

I corsi di vecchio ordinamento che venivano svolti nei Conservatori di Musica prevedevano un excursus di studi che cominciava da quando si era bambini e terminava da adulti. Quando si è deciso di riformare i Conservatori e di spalmare gli studi nella Scuola Media Inferiore e poi Superiore non si è tenuto conto che gli studi musicali devono cominciare presto. Il famoso neurologo Oliver Sacks, autore di vari libri, da cui fu ricavato anche il celeberrimo film “Risvegli“, asserisce che l’orecchio assoluto in un bambino si sviluppa entro gli otto anni. Superata questa età il bambino perde questa facoltà. Teniamo presente che coloro che posseggono l’orecchio assoluto, prerogativa fisica fondamentale per poter potenzialmente svolgere l’attività musicale, nascono in un rapporto di uno a diecimila.

Perchè è importante studiare musica?

La musica è disciplina. Per poter fare musica occorre ascoltare se stessi ed anche gli altri. Come oggi, più di ieri, la funzione sociale dello studio della musica è elevatissima. Viviamo in una società dove la dimensione dell’ascolto è completamente smarrita. Si fa a gara a chi urla di più. In musica, invece, si impara ad ascoltare se stessi e gli altri e a condividere il momento musicale come gesto collettivo di una società perfettamente organizzata.

Domanda azzardata. Come giudica i talent?

Più che rappresentare un evento musicale, i talent sono un fenomeno televisivo. Purtroppo la televisione, sia nei talent che nelle altre trasmissioni, ha un istinto “cannibalesco”. Cerca il personaggio televisivo, più che il musicista. Si cerca in breve tempo di dargli grande popolarità e, al tempo stesso, cerca rapidamente di bruciarlo per creare un altro personaggio che possa mantenere sempre alti gli indici di ascolto.

Per concludere: che consigli si sente di dare ai giovani musicisti.

Oggi, come ieri, per poter fare musica occorre studiare. Chi vuole intraprendere la professione musicale deve mettere la musica al centro del suo mondo. Soltanto in questa maniera potrà in futuro lavorare e vivere di musica. Certo la musica è un’arte il cui svolgimento è riservato soltanto ad una piccola comunità di persone, ognuna delle quali deve possedere una serie di attitudini, che attraverso lo studio e il lavoro di ricerca gli consentiranno di poter innescare quella cosa che nessuno può spiegare, ma che una parola inglese ben sintetizza: feeling.

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