Dalla casualità al successo: intervista a Vincenzo Trimarco di Masterchef Italia 9

C’è chi studia e si impegna anni senza riuscire nemmeno a partecipare e chi invece arriva addirittura ad essere soprannominato “l’immortale”. Quello di Vincenzo Trimarco è stato un percorso particolare, cominciato per puro caso grazie all’iscrizione da parte di sua figlia fino a grandi soddisfazioni nella cucina di Masterchef 9. Vincenzo è una di quelle persone che difficilmente si intrecciano nella vita di oggi; pronto a dispensare un sorriso, garbato e accurato, un buon padre di famiglia insomma. Ha saputo inaspettatamente conquistare il cuore di molti telespettatori facendo vivere a loro stessi “il sogno”. Chi vi scrive non vi nega infatti che ad un certo punto ha cominciato a fare il tifo per lui e, soprattutto, ha avuto l’onore di intervistarlo.

Partiamo dal principio: chi è Vincenzo?

Sono un uomo di di 66 anni, professionista ,ma che ha avuto molte esperienze lavorative ed anche di vita, ho iniziato a lavorare molto giovane fuori casa e pertanto ho iniziato ad avvicinarmi alla cucina presto, sportivo, ho fatto parte di due nazionali di canottaggio e judo ed oggi insegno arti marziali judo e jujitsu, ho una figlia Sara e vivo felicemente con la mia compagna a Salerno.

Da dove nasce la passione per la cucina?

La passione per la cucina ha radici lontane, fin da bambino, tempestavo mia madre e mia nonna di domande su come si facevano delle pietanze e poi ho messo in pratica gli insegnamenti appena sono andato a vivere da solo legandomi sempre di più al mondo della cucina, incuriosendomi, studiando e provando piatti sempre diversi e stimolanti, anche in seguito, cucinare è stata l’attività che più mi ha appassionato, amante del mare e della nautica, la mia barca è sempre stata meta di amici che sapevano di poter trovare sempre un piatto cucinato a bordo da me.

Cosa l’ha spinta a partecipare a Masterchef e cosa le ha lasciato questa esperienza?

In verità sono stato spinto a partecipare a Masterchef da mia figlia, da sempre appassionata del programma. Un giorno mia figlia mi disse: ”sai papà, ho inviato la richiesta per partecipare a Masterchef”. ”Ah brava”, le risposi io; “tu sei brava, sicuramente ti prendono”. ”No, la richiesta l’ho fatta a nome tuo”, mi disse. In quel momento rimasi stupito ed un po’ fui contrariato, poi mi dissi: “ma si figurati se mi prendono”, ed iniziai la trafila che mi ha portato fino alla Top Ten ed oltre. L’esperienza di Masterchef, dal punto di vista umano, tecnico, emozionale, adrenalinico e personale, è stata per me estremamente coinvolgente; si stava 24 ore al giorno insieme e si parlava solo di cucina ed ogni tanto anche dei fatti propri. Tutto questo condito da uguale passione per tutti ci ha portato, per alcuni, a stringere legami di amicizia saldissimi ma ha anche creato spaccature ed intolleranze che comunque sono normali quando metti insieme delle persone da zero.

Lei è uno di quei candidati che, anche involontariamente, ha trasmesso un qualcosa di profondo. Non le nascondo che, ad un certo punto, mi sono trovato a fare il tifo per lei. Perchè, secondo lei, ha intercettato il consenso di tante e tante persone?

Grazie per le “tante e tante persone”; in realtà io sono stato me stesso. Forse, scevro da tanti fuochi sacri che ardevano nel petto di diversi di loro, sono stato più “normale”, non mi sentivo pressato da bisogni o voglia di affermarsi. Pertanto ho vissuto con più leggerezza e sempre con l’intento di divertirmi nel mio periodo di permanenza nella trasmissione. Poi tieni presente che essendo il più anziano di tutti, nessuno mi vedeva come una reale minaccia e tutti erano affezionati, mi chiamavano “zio Enzo”.

Quale è stato il momento più bello vissuto a Masterchef?

Tanti sono i momenti belli vissuti a Masterchef, ma vi posso assicurare che l’emozione che si provava ogni giorno quando si entrava in quella cucina era sempre la stessa, anzi posso dire che aumentava con il passare del tempo. Poi certamente ci sono state le vittorie in esterna, le affermazioni all’interno della Masterclass, le manifestazioni di affetto e stima dei miei compagni. Insomma posso dire che tutto il periodo vissuto con loro è stato il momento più bello.

Lei è di Napoli…quanta Napoli ha portato con sè a Masterchef?

Napoli non mi ha mai lasciato, sia chiaro io vivo benissimo e sono contento di stare a Salerno, ma essere napoletano è uno stato mentale, un condizionamento psicologico, è un qualche cosa che entra in noi alla nascita e non ci abbandona mai: prendere la vita con leggerezza, la consapevolezza dell’ineluttabilità del destino e l’accettazione di esso unita all’immarcescibile speranza nel domani, fa di noi napoletani degli inguaribili ottimisti.

Per concludere…un consiglio agli appassionati di cucina?

Un consiglio per tutti, seguite sempre il vostro istinto, sbagliate, imparate, ripetete ma sempre con la vostra testa e cervello. A sbagliare da soli si impara più in fretta e si fa tesoro dei propri errori. Tenete sempre la mente aperta, siate delle spugne ed assorbite anche la più piccola nozione, fatene tesoro e vedrete che al momento opportuno crescerete ed avrete più consapevolezza di voi.

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